lato destro, no
non mi tradire:
non cominciare
anche tu
a farmi
soffrire
Allo specchio
Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.
Patrizia Cavalli, da Poesie, Einaudi, 1992
Io la faccia
non la voglio
nuova
mi va bene
questa
ci sono affezionata
Ogni ruga
si è scavata
con il tempo
e con intenzione
Me ne voglio ricordare
la ragione
Volevo non esistere
e forse scrivere è accendersi
se passa accanto qualcosa che trema
come te
riconoscerne la fosforescenza
accorgersi di chi parla la stessa lingua
intermittente che fa saltare i contatori
cuori e fulmina le teste lampadine
Silvia Vecchini, da Se tutte insieme, Bompiani, 2026
Volevo
non esistere
poi ho dormito
per due anni
i neuroni
immobili
nel sonno
della chimica
Ho dormito
nel letto
ho dormito
alla scrivania
ho dormito guidando
in autostrada
contro
l’ostacolo di mezzeria
Ora
a furia
d’esaltarmi
mi scoppierà
il cuore
Lo sento
galoppare
senza freni
dentro
il petto
non potersi più
calmare
(Mi viene quasi
il dubbio
di essere
bipolare)
Tutto bene, grazie. Tu?
Felice di essere qui
con voi
a lavorare
Giocare al gioco
della vita
invece di sperare
di non esistere
per non sentire il male
Se ti chiedo
Se ti chiedo
come va
è per sentirmi
dare una risposta
vera
non la solita civile
tiritera
Tutto bene
grazie tu
Io?
Non ne posso
più.
Ma chiederti
mi dà l’occasione
di pensare
di provare
ad ascoltare davvero
come sto
Sparring partners
Tutti abbiamo bisogno talora di un complice,
qualcuno che ci aiuti a usare il cuore.
Che ci aspetti orgoglioso nelle vecchie stanze,
che denudi il passato e disarmi il dolore.
Mario Benedetti, da Adioses y bienvenidas, Visor libris, 2006
Tutti abbiamo
bisogno
d’un complice
qualcuno con cui
giocare
con cui pensare
e ridere
o perfino
litigare
Nessun uomo è un’isola
sperduta
in mezzo al mare
Diventa una canzone
Ma davvero per uscire di prigione
bisogna conoscere il legno della porta,
la lega delle sbarre, stabilire l’esatta
gradazione del colore? A diventare
cosí grandi esperti, si corre il rischio
che poi ci si affezioni. Se vuoi uscire
davvero di prigione, esci subito,
magari con la voce, diventa una canzone.
Patrizia Cavalli, da Poesie, Einaudi, 1992
*
Lasciar
andare
devo imparare
come si fa
Forse basta
cantare
e ne ho già fatto
metà
*
Io scrivo
tu mi leggi
Leggimi
dentro
come uno spartito
Segui le note
con la voce
o con l’udito
Prova a cantare
anche tu
Fuoco cammina con me
Ero una cosa rotta
Adesso sono nuova
La vita mi mette alla prova
e io ci provo a vivere grazie
a Vale grazie
alla chimica grazie
a chi mi ama e mi sostiene cerco
di prenderla come viene
if you cant fix it
you gotta stand it
Fuoco, cammina con me!
Brucia la gamba
Brucia la gamba
sinistra
poi
appicca il fuoco
a quella destra
pure se di mezzo
c’è il cuscino
Arde il fianco
a quest’ora del mattino
che non è ancora chiaro
il cielo
né cosa sarò
Le mani sempre
assenti
Scintille
sulle braccia
Ora mi brucia
anche la faccia
Sfrigola
ogni fibra
del mio corpo
sulla graticola
del giorno
Apro gli occhi
Mi guardo
intorno
È tutto fermo
Immobile
Pacato
L’inferno
si è scatenato
solo nei miei neuroni
nel mio pianto
Mi culla l’alba
col suo canto
Mi sveglio senza le mani
Mi sveglio senza le mani
Mi sveglio senza i piedi
Mi sveglio a una grande distanza
da me
Intorno
la stanza non c’è
E il fuoco comincia
a bruciare
Fuori dalla finestra infuria
il vento
Fuori dalla finestra sogno
il mare
