Giulio, è già passato un anno

Il mio maestro Giulio

Giulio, è già passato un anno.
Ogni tanto sento ancora la tua voce al telefono: quel tuo modo di dire -Laura, sono Giulio-
Ogni tanto vieni a visitarmi nei sogni e parliamo di cibo, viaggi, vino, qualche volta anche di biblioteche.
Non ho potuto salutarti come avrei voluto, proprio come mio padre. Ciao Giulio.

Quasi un compleanno di quattro anni fa

25 ottobre 2015

Cammino fino al cimitero, a guardare il paese da lontano, raccolto attorno al campanile, ed è un po’ come andare sul relitto semi-affondato in Biskupija, a recuperare la mia infanzia.
Io sono la bambina che si buttava a braccia aperte in mezzo al prato, sono la ragazza che s’è fatta roccia per tentare di proteggersi, sono la donna che nella sofferenza senza senso ha pensato di darsi la morte.
Ma sono anche questa scintilla che brucia infinita dentro il cuore, qualcuno che ha qualcosa da dare, da dire, non importa chi lo ascolta.

Il relitto di Biskupija a Nerezine

Il relitto di Biskupija – “HPIM3578” by King Brian is licensed under CC BY-NC 2.0

Il sole è fioco ma incendia i rossi e i gialli delle foglie, gli ultimi fuochi d’artificio prima dell’inverno. E anch’io m’inoltro nell’autunno, di quest’anno, della vita, con uno spirito rinato, una forza che avevo trovato solo dopo la morte di mio padre, che mi aveva spinto fuori dal guscio: verso un lavoro, una casa, l’amore.

Ora non so dove mi porterà, ma ho preso una decisione che rimandavo da troppo tempo. Prima di Natale vedrà la luce e questo cambia già le cose.

Domani sono 45. È stato un anno buono, un anno di grazia, in cui la disperazione ha lasciato il posto al sollievo e poi alla gioia. Un anno in cui ho riscoperto il piacere della condivisione e che a tenere aperta la porta si rischia di far entrare la bellezza.

Sono ripagata di tutto, sono in pace.

Alcuni Stati di vertigine

Adda e castello
VII. 1 ottobre 2011

sto fumando un toscano
sul fiume
sotto i salici

si sta bene al sole
nella luce struggente
d’ottobre

il clacson d’un camion
sembra la sirena
di un incrociatore

sull’altra riva
la corrente
fa il rumore dell’onda

sono ingorda
vorrei
averti qui

VIII. 2 ottobre

sposto la sedia
seguendo il sole

le montagne
sono tutte d’oro
nell’aria azzurra

forse c’è ancora tempo

prima che l’inverno
sfoderi gli artigli

IX. 3 ottobre

procede un’alba limpida
fuori dal finestrino

passano gli orti
le lenzuola stese
vetrine
e capannoni

passa il rimorchio
alla rotonda

parte la trottola

quasi finisco nel fosso

X. 3 ottobre

mi sembra
di andare a ritroso

come il gambero

vorrei avere trent’anni

provare ad essere
quel che non ero

XI. 3 ottobre

c’è un sacco di gente
che sta male

volti catatonici
il passo rigido e marziale

se accenno ad un discorso
alzano lo sguardo
ma gli occhi non mi seguono

allora devo arrendermi
lasciarli al loro soliloquio

divagare

Da Poesie illegittime, YouCanPrint, 2017

Polvere alla polvere

22 settembre 2008

Se tutto potesse stare solo dentro il gesto del canottiere che fende l’acqua con la pagaia e la solleva nell’oro della sera.
Se potesse stare nel sole che s’adagia dietro il torrione del castello. Nel fiume che si fa verde. Nel fumo che s’allontana in un blu di porcellana.

Io vorrei finire dimenticando ogni cosa, così come ho cominciato. Dal nulla e dall’oblio.

Canottieri, Immagine di corredo al post Polvere alla polvere

Canottiere a Garda P1050997 by ilFogliani is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Le giostre

5 settembre 2007

La prima volta che sono salita sull’autoscontro avevo tredici anni.
Ero con un compagno di classe più basso di me (cosa non facile), strabico, gran bestemmiatore. Fumava una sigaretta dopo l’altra e teneva il pacchetto nella manica arrotolata della t-shirt.
Un vero boss di periferia. Un bulletto di pessimo gusto, come tanti.
A parte le bestemmie, lo adoravo.

Portava l’automobilina come un pazzo, lanciandosi contro gli altri a tutta velocità.
Naturalmente stava mezzo fuori dal sedile, aggrappato all’asta da cui la macchina prende la corrente. Ancora oggi mi chiedo come arrivasse ai pedali.
Quando mi insegnò a guidare fu una vera promozione, per me. In qualche modo ero diventata la donna del boss.

Tutto questo mi ritorna, oggi, mentre passo accanto alle giostre, impedita dai motorini, da selvatici animaletti in t-shirt, con la sigaretta tra i denti.
Noi alla fiera ci andavamo in bicicletta, ma non è cambiato niente. Nell’anno di grazia 2007, alle porte di Milano.

Autoscontro, Immagine di corredo al post Le giostre

“Luna Park / 2”  by Mackley ♠ is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Spoon River

18 agosto 2014
Cammino all’ombra delle tombe tenuta d’occhio dai volti del passato
Il vento stempera il calore del sole e subito mi riporta sull’isola
Nella mia Spoon River personale ogni volto è una storia che si srotola dentro la memoria
È una storia già scritta ma ancora da scrivere coi geni dei miei avi che vivono attraverso di me in qualcosa che è loro ma non è più loro perché soltanto mio
Poi con me finisce tutto il racconto

Non ho nulla, io, da lasciare a nessuno

Immagine di un cimitero

“Cam Church Graveyard” by Yercombe is licensed under CC BY-NC 2.0

Nel preciso istante

agosto 2010

Ti vorrei qui, adesso, nel preciso istante in cui si rivela questo cielo del Tiepolo.

Restare insieme a contemplare le nuvole. Accendere un sigaro. Scommettere sulla pioggia annunciata dal vento e dai lampi ancora distanti.

Se ti chiamassi e ti dicessi Raggiungimi, non faremmo in tempo.
Sarebbe già buio oppure il temporale sarebbe arrivato.

Se ti dicessi Vengo a trovarti sarebbe tutto sbagliato.
Resteremmo al chiuso, a perderci il cielo, la sera che riesce a riconciliarmi con la vita.

Ti vorrei qui, adesso, con me.
Nel preciso istante della magia.

Immagine del cielo nuvoloso

“–“ by felix.castor is licensed under CC BY-NC-ND 2.0