Sei mesi, oggi

Le prime piogge di agosto si sono portate via Matteo, che ha messo ancora una volta lo zaino in spalla tornando sui suoi passi. Ma per me non se n’è andato: il mio cuore resta abitato.

Il passato l’ho scritto qui, in queste poesie (che sono state pubblicate, casualmente, proprio il 21 agosto).
Il futuro non c’è. E così è.

Annaffiando il prato

Torno a casa e ho fame, tanto per cambiare, ma il prato ha sete, quindi do la precedenza al prato.
C’è un vento forte che ricorda la Bora della mia isola.
L’acqua sprizza dalla canna e mi bagna anche un po’. Disseta il prato, i gelsomini, le rose, le more, le piante grasse, la ginestra, i garofanini fucsia che hanno iniziato a fiorire, i limoni, il fico, i cactus, le piante aromatiche… Cade sui sassi, imbeve il terreno.
C’è un buon odore di pioggia, di mondo appena lavato.
Ho ancora fame ma sono felice.

25 aprile 2026

Avevo due paure
La prima era quella di uccidere
La seconda era quella di morire
Avevo diciassette anni
Poi venne la notte del silenzio
In quel buio si scambiarono le vite
Incollati alle barricate alcuni di noi morivano d’attesa
Incollati alle barricate alcuni di noi vivevano d’attesa
Poi spuntò l’alba
Ed era il 25 Aprile.
Giuseppe Colzani, partigiano

È il 25 aprile. Sono sola in casa con la finestra spalancata sul giardino
e sulla campagna silenziosa, assolata.
La rosa è in pieno rigoglio, carica di fiori. Le spighe si piegano leggermente ondeggiando nella brezza. Mi arrivano, forti, il ronzare degli insetti, il canto degli uccelli, il profumo della rosa e non posso fare a meno di pensare a un 25 aprile di 81 anni fa, a cosa doveva essere quella mattina. E a come abbiamo osato dimenticarlo.

Ciao

una persona è quello che rimane quando è lontana,
un pianeta portato a termine
nell’indifferenziato
della vita reale
teneva il mare dalla parte del cuore
senza darlo a vedere…
Maria Grazia Calandrone, da Giardino della gioia, Mondadori