Stamattina sono rimasta impigliata dentro un sogno, di quelli che si fanno appena prima della sveglia e ti lasciano con la sensazione d’esser scivolata nella parte sbagliata di realtà.
Oggi ha cambiato stagione già tre volte.
Ora è autunno, sulle prime colline dell’Oltrepò. Talmente verdi che se non fosse per i vigneti potresti dirle l’Irlanda.
La pioggia, sul tendone, ha un crepitio duraturo. Il cielo non accenna a schiarire.
Guardo una torre, in lontananza, di un qualche castello medievale arroccato su una balza a guardia del borgo, e una ruspa gialla che azzanna la terra nera.
Potrebbe essere questa, o un’altra vita.
Potrei essere io, oppure no.
Chissà se la zanzara che dorme sul davanzale alla fine mi pungerà o se abbiamo stretto un patto di non belligeranza che si riveli duraturo.
Ho letto troppo di politica e scritto troppo poco di poesia.
Soundtrack: Mark Knopfler and Emmylou Harris, All The Roadrunning
Ad ogni svolta della strada è Toscana, Liguria, Toscana.
Mura medievali e castelli. In fondo all’orizzonte lo specchio del mare.
Pranziamo in un ristorante appollaiato sulla roccia. Pochi, rari, avventori.
Dalle finestre la brezza che spira nella valle.
Beviamo un rosso onesto dei colli.
Poi ci avventuriamo, nel caldo del pomeriggio, verso le spiagge.
Siedo all’ombra delle piante, in vista degli scogli. Ho quasi freddo.
La piccola unghia di sabbia è già gremita come fosse agosto.
Accanto a me cuccioli d’uomo un po’ cresciuti, ancora implumi, fumano a ripetizione.
Mi fanno pensare a ieri sera, alla mia brace accesa sul limitare della vigna.
Ai filari, ombre più scure nel buio, teatro d’una danza di lucciole come non ne vedevo da anni.
La campagna tutta vestita a festa.
Il concerto dei rospi.
Gli uccelli notturni a fare eco.
E vette aguzze di montagne su cui si impigliano le stelle.
Foto di Alessandro Scarcella, CC-BY-ND, via Flickr
20, ormai 21 aprile 2006
adesso me ne vado per le stelle. un uccello notturno fa la sua musica: non è un grido, è un canto. una sinfonia.
22 aprile 2006
quaggiù il cielo è più vicino. saranno i rami che lo toccano, le nuvole che corrono, la groppa delle montagne così sinuosa e verde. sarà la neve che si scioglie e intride d’acqua la terra, i cuculi che chiamano da una sponda all’altra della valle, i campanili come bandiere a segnare i borghi che scintillano. saranno le ali che ronzano, i comignoli che fumano, le porte di chiese socchiuse tra il buio e la luce. code di bisce striscianti e odore violento d’albicocca matura, che mi lascia senza fiato: quasi io non dovessi tornare.
23 aprile 2006 ieri sera ho cercato il buio. acceso il sigaro. scendeva un vento dalla montagna. un motore gemeva. il ruscello scorreva sulle pietre del greto. l’albero s’è scrollato di foglie. una stella è caduta. un cane è venuto a leccarmi la mano.
oggi, sulla cima del monte Penna, ero sola.
sola e nuda sulla dura roccia.
sola con gli insetti, coi fiori, con i rami in boccio, con le ultime lingue di neve.
e, tutt’intorno, cimedirupilaghitettipratiforestenuvolecielouccelliraffiche…
oggi ero sola sulla cresta del mondo e, tutt’intorno, la terra girava.
Foto di Nicola Andrucci, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:San_paolo_in_Alpe_(Santa_Sofia).jpg
24 aprile 2006
siamo venute su da una pietraia in mezzo ai pini odorosi di resina. dall’alto si vedeva la valle, aperta, con i paesi sparsi, coperti o scoperti dalle nuvole, a seconda del vento.
poi siamo scese dentro gli alberi, dentro la palude, oltre il maneggio, giù per foglie e pigne e terra smossa dai cinghiali.
il legno tagliato mi ha riportato in una stanza, nel rumore del suo pavimento, nel profumo delle sue assi spinose.
è questa l’ora che sedevo sul letto, la finestra spalancata sull’afa del pomeriggio, le cicale impazzite. l’ora che il contadino cede al sonno, finché il sole non si fa gentile.
ora siedo su una terrazza del casentino, bevo vino e ricordo.
alla memoria pago il mio tributo di fumo, più pigro della brace che raffredda, più lento del volo delle rondini, più lontano del sogno e della quiete.
Diario fotografico di un fine settimana in Liguria, che mi mancava da molto, molto tempo.
…
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
…
(Eugenio Montale, da Casa sul mare)