Quasi un compleanno di quattro anni fa

25 ottobre 2015

Cammino fino al cimitero, a guardare il paese da lontano, raccolto attorno al campanile, ed è un po’ come andare sul relitto semi-affondato in Biskupija, a recuperare la mia infanzia.
Io sono la bambina che si buttava a braccia aperte in mezzo al prato, sono la ragazza che s’è fatta roccia per tentare di proteggersi, sono la donna che nella sofferenza senza senso ha pensato di darsi la morte.
Ma sono anche questa scintilla che brucia infinita dentro il cuore, qualcuno che ha qualcosa da dare, da dire, non importa chi lo ascolta.

Il relitto di Biskupija a Nerezine

Il relitto di Biskupija – “HPIM3578” by King Brian is licensed under CC BY-NC 2.0

Il sole è fioco ma incendia i rossi e i gialli delle foglie, gli ultimi fuochi d’artificio prima dell’inverno. E anch’io m’inoltro nell’autunno, di quest’anno, della vita, con uno spirito rinato, una forza che avevo trovato solo dopo la morte di mio padre, che mi aveva spinto fuori dal guscio: verso un lavoro, una casa, l’amore.

Ora non so dove mi porterà, ma ho preso una decisione che rimandavo da troppo tempo. Prima di Natale vedrà la luce e questo cambia già le cose.

Domani sono 45. È stato un anno buono, un anno di grazia, in cui la disperazione ha lasciato il posto al sollievo e poi alla gioia. Un anno in cui ho riscoperto il piacere della condivisione e che a tenere aperta la porta si rischia di far entrare la bellezza.

Sono ripagata di tutto, sono in pace.

Quarantanove

Anche una vita generosa
non è che una coppa di sake;
una vita di quarantanove anni
è passata in un sogno;
io non so cosa sia la vita, né la morte.
Gli anni passano: ma tutto è sogno.
Uesugi Kenshin

Passerella verso il mare a Jesolo

26 ottobre

Oggi è il mio compleanno. È tanto che non scrivo qui. Non ho avuto voglia nemmeno di riproporre le mie poesie.
Continuo a non stare bene. Oggi non sto bene. Ieri nemmeno. E non ho quel carattere solare che invidio alle persone sempre sorridenti.
Io mi deprimo. Mi incazzo. Ma cerco di pensare positivo. So che quello che sono lo devo anche alla mia malattia, che mi ha insegnato a guardarmi e a trattarmi con più indulgenza. A mostrare la mia vulnerabilità.
Per cui oggi dico grazie. Di quello che sono, di quello che ho. Amori forti, amici veri, colleghi che stimo e che mi sono affezionati, lavoro che mi piace, ragazzi giovani e dotati con cui collaborare, che m’insegnano sempre tante cose.
E oggi, nonostante la pioggia padana, io guardo questo: il mio paesaggio del cuore.
Galboka giugno 2018

24 maggio

Oggi sarebbe troppo facile ricordare semplicemente che è l’anniversario della morte di papà.
Ma sono passati molti, molti anni e, benché il suo ricordo continui a parlare dentro di me, ora sono una persona assai diversa dalla ventottenne che scriveva questi versi.

Perché se è vero che il passato rende / gravido il presente / ma non lo riempie / mai, è altrettanto vero che il presente è pieno proprio in virtù del non essere solo un prolungamento del passato.

E poi c’è qualcos’altro che ritorna con prepotenza dal passato, oggi, un po’ come un incubo che si ripete. Il dolore. Il dolore fisico che mi divora da giorni e giorni, da notti e notti.
Ho ceduto e ho dovuto prendere di nuovo quelle pastiglie che avevo smesso d’ingurgitare qualche tempo fa; quelle pillole che attutiscono poco il dolore, ma in compenso ottundono molto i pensieri.

Eppure anche il dolore, anche i farmaci, non sono soltanto un ritorno. Affronto e rifletto con un altro spirito. Io sono un’altra.

È vita quella descritta da Giovanni Papini? È ancora vita? Lo è, ancora, finché sentiamo che lo è.

Quindi io oggi festeggio soprattutto due compleanni non miei e due ragazze che per la prima volta affrontano un concorso pubblico.
Quattro donne diverse, determinate, speciali.

Così il 24 maggio non è più (non solo) l’anniversario della morte di papà. Ma l’anniversario di un presente da celebrare, di un futuro da conquistare.

Buona vita, piena, finché abbiamo fame di viverla.

Poesia 24 maggio 1998

Da Il più bello dei mari, Lulu, 2015

Ancora un compleanno

Il 29 aprile 1937 era nato il mio babbo.

Il 29 aprile 1995 fu l’ultima volta che festeggiammo il suo compleanno, anche se non sapevamo ancora che sarebbe stata l’ultima volta.

Il 29 aprile 1996 scrissi questa poesia.

Oggi la ripubblico qui, con l’illustrazione di Ilaria Mozzi che la accompagna nel libro Il più bello dei mari.

Da Il più bello dei mari, Lulu, 2015.