Da mia madre incontro

Da mia madre incontro il vicino
sempre allegro
Sarà l’effetto della marijuana
Mi piacerebbe prendere
quello che ha preso lui
ma ci ho già provato
nemmeno il THC
ha mai
funzionato
Tutto bene Mi chiede
Certo gli dico
sorridendo
Pensando
A parte il male bene
A parte il vento
che mi sta uccidendo
Non bastava la scossa quotidiana
degli ormoni andati a pallino
Non bastava il fuoco
che mi divora fin dal mattino
Anche queste scintille
su ogni cosa che provo
a toccare
un’X-Woman con il potere
di bruciare
la mia carne viva

Però ancora viva (scrive Vale)

Viva. Sì. Sopravvissuta non è uguale

Quando sarà finita

Quando sarà finita
non voglio riposare
nel cemento
in un mini-appartamento
un loculo condominiale
la terza fila in alto a destra
oppure in basso
tanto è uguale
Amo talmente questa vita
che mi voglio
mescolare
all’erba ai sassi alla corrente
concimare i fiori
finché non resta
niente
Disperdermi
nel vento
Diluirmi
dentro al mare
Ritornare il nulla
che eravamo
prima di arrivare
o diventare qualcos’altro
in qualche modo

ricominciare

Ma sentiamo ancora

Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
come una bestia zoppa e questo mondo
come una palla alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e di sangue.
Lo fa perché è facile farlo.
Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Siamo ancora capaci
di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.
Tocca a te, ora,
a te tocca la lavatura di queste croste
delle cortecce vive.
C’è splendore
in ogni cosa. Io l’ho visto.
Io ora lo vedo di più.
C’è splendore. Non avere paura.
Ciao faccia bella,
gioia più grande.
L’amore è il tuo destino.
Sempre. Nient’altro.
Nient’altro. Nient’altro.
Mariangela Gualtieri, da Quando non morivo, Einaudi, 2019

 

ho iniziato
col dolore
ma adesso
già sto scrivendo
un altro libro
che in fondo
è sempre quello
dell’amore

Homo Patiens

Sopportare significa, letteralmente, portare un peso.
Stare sotto un peso.
(…) la vita mi ha riservato il ruolo di un Homo Patiens.
Allora mi chiedo se la pazienza sia la capacità di sopportare annullandosi o la capacità di sopportare ma sentire senza annullarsi. E non so darmi una risposta. Se non sostituendo il verbo sopportare con la locuzione «essere capaci di abbandonarsi».
Abbandonarsi, nel mio caso specifico, alla lingua, alla parola in definitiva alla vita.
Pierluigi Cappello, da Un prato in pendio, Rizzoli, 2018

*

Se essere Homo
Patiens
è anche il mio
destino
lasciatemi almeno
un morbido cuscino

 

*

Paziente in ospedale
paziente dal dottore
paziente con la vita
paziente nel dolore
Paziente.
Che parola potente

05:25

Lo so
ti vuoi alzare
e io mi ostino
a tenerti qui
Ti sento
bruciare
non posso restare
così
Allora stretching
mattutino e colazione
M. corre
io cammino

Oggi è dura diventare
una canzone

12:35

Sarebbe sopportabile ogni male
se non ci fosse l’interpretazione,
sarebbe quel che è, non quel pugnale
che uccide e vuole pure aver ragione.
Patrizia Cavalli, da Vita meravigliosa, Einaudi, 2020

Alle 6 pensavo
che oggi sarei stata
morta o forse
chissà cosa,
ma non importa.
Invece sono qui
al sole:
il merlo trilla
il suo richiamo
nascosto
su qualche ramo.
Non vedo dove,
non vedo come,
ma so perché.

Allo specchio

Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.
Patrizia Cavalli, da Poesie, Einaudi, 1992

Io la faccia
non la voglio
nuova
mi va bene
questa
ci sono affezionata
Ogni ruga
si è scavata
con il tempo
e con intenzione
Me ne voglio ricordare
la ragione

Volevo non esistere

e forse scrivere è accendersi
se passa accanto qualcosa che trema
come te
riconoscerne la fosforescenza
accorgersi di chi parla la stessa lingua
intermittente che fa saltare i contatori
cuori e fulmina le teste lampadine
Silvia Vecchini, da Se tutte insieme, Bompiani, 2026

Volevo
non esistere
poi ho dormito
per due anni
i neuroni
immobili
nel sonno
della chimica
Ho dormito
nel letto
ho dormito
alla scrivania
ho dormito guidando
in autostrada
contro
l’ostacolo di mezzeria

Ora
a furia
d’esaltarmi
mi scoppierà
il cuore
Lo sento
galoppare
senza freni
dentro
il petto
non potersi più
calmare

(Mi viene quasi
il dubbio
di essere
bipolare)