Riassunto

Razors pain you;
Rivers are damp;
Acids stain you;
And drugs cause cramp.
Guns aren’t lawful;
Nooses give;
Gas smells awful;
You might as well live.
Dorothy Parker, Resumé, da The Portable Dorothy Parker, Penguin Books, 2006

I giorni che il dolore
è così grande
da non poterlo abbracciare
m’immagino tutti i modi
in cui potrei
morire
questo mi dà il sollievo
di capire che in fondo voglio
vivere anche se non riesco
a sopportare
di arrivare fino in fondo
alla giornata
Il mio preferito è addormentarmi
e non svegliarmi
più
(sfido chiunque a trovarne
uno migliore)
Segue l’incidente stradale
in cui però ci resto secca
perché paralitica tanto vale
allora mi tengo il dolore
che almeno ancora riesco
a camminare
Il terzo è un tumore
perché infarto e ictus
sono varianti di non svegliarsi
(sempre che siano una botta
e via ovviamente)
terzo dicevo è un tumore
da cui non mi faccio curare
lascio le cellule impazzite
proliferare e mangiarsi
quelle sane
(certo non è il massimo
perché anche qui si soffre
però poi si muore
che sollievo)
Di ammazzarmi io stessa
c’ho anche pensato
ma poi non c’ho mai provato
non ho abbastanza
fegato per prendere
questa decisione
(con la fortuna che ho
come minimo non ci riesco
mi va male
rimango un vegetale
però cosciente
così l’inferno in Terra
lo provo veramente)
Insomma cara Dorothy Parker
aiutami tu
vorrei tanto vivere
e basta

Non doverci pensare
mai più

Volevo tagliare le fragole

La sporadica alternativa della poetessa
Volevo scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci ho messo
più o meno lo stesso tempo
ovvio la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe richiesto
un pochino di più giorni e settimane e
parecchia carta straccia
la torta aveva già un suo
pubblico vociante e capriolante tra
camioncini e un’autobotte dei pompieri sul pavimento della cucina
questa torta piacerà a tutti
ci saranno dentro mele e mirtilli
e albicocche secche molti amici
diranno e perché diavolo
ne hai fatta una sola
questo con le poesie non capita
per via di irriferibili
tristezze ho deciso
stamattina di accontentarmi dei
miei voraci avventori non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione perché si presenti
il cliente giusto
Grace Paley, da Volevo scrivere una poesia, invece ho fatto una torta,
Sur, 2022

Volevo tagliare le fragole
invece ho scritto una poesia
Una stanza tutta per me
un’ora tutta mia
Parole fluttuanti
come fiocchi
di neve alla finestra
e tante rime
qualcuna forse
un po’ maldestra
Una poesia che nasce
dal dolore
una
per celebrare l’amore
una quando non riesco
a gridare
una per imparare a stare
Eccole qui – insieme
raccolte
non più una
soltanto
sono già molte
Chissà quanto
tempo
deve ancora
passare
perché il titolo della raccolta
diventi inattuale

Stare, respirare

Tu hai due mani
due orecchie due occhi
hai anche due gambe
e due piedi due braccia.
Il respiro è due:
entrata uscita.
Quando sei stanca,
disossata dai pensieri,
basta guardare il cielo.
Svanisci, diventando
smisurata, sei nettare di zero.
Chandra Livia Candiani,
da Pane del bosco, Einaudi, 2023

Seduta davanti al mare
d’erba
scrivo
Dove sono stata
fino adesso
in quale buco
nero risucchiata
dalla mia disperazione
irraggiungibile
perfino da me stessa
sorda
alla ragione
di chiunque a qualunque
condizione
Ripescata
per la punta dei capelli
dopo un discorso
al parco
di Villa Fiorita
Ripescata ancora
alla vita
una parola alla volta
tutte acquattate
dentro me
nel folto d’un mistero
che io neppure riesco
a districare
E come si può continuare
a vivere
se di nuovo torna
tutto il male
Forse la chiave
è sempre quella
che quasi non so
usare

Stare
Respirare

Pasqua 2026

Cosa devo imparare
da tutto
questo male?
Anche stavolta
è Pasqua
di passione.
A quando
la resurrezione?

Filosof-fessa

Il tuo corpo scrive parole nell’aria
ogni volta che si muove
il tuo corpo suona
contrastando il vento
il tuo corpo ha una direzione
anche quando sta fermo
il tuo corpo disegna traiettorie
con lo sguardo
il tuo corpo diventa
il tuo corpo inventa storie
sogna qualcosa
nei gesti che non vedi
il tuo corpo muove altri corpi
è fatto di desideri
il tuo corpo ha memoria
il tuo corpo si trasforma
continuamente
il tuo corpo parla sempre
il tuo corpo si sporge nel silenzio
quando ascolti
il tuo corpo è molti
il tuo corpo non si assenta
non mente
il tuo corpo legge
assorbe ogni carezza
sente ogni colpo
il tuo corpo aspetta
che tu lo guardi con tenerezza
il tuo corpo ogni giorno è sul punto
di fiorire
il tuo corpo è tuo
è tuo è bello è tuo
cerca di capire.
Silvia Vecchini, da Se tutte insieme, Bompiani, 2026

 

Questo corpo io
non l’ho mai
amato
per anni e anni
l’ho sempre maltrattato
come se
non facesse parte
di me
Ma senza questo corpo Laura
non c’è
(Con questo corpo misuro
il dolore
con questo corpo
imparo l’amore)
Senza questo corpo
non ci sono pensieri
senza questo corpo
non ho desideri
senza questo corpo
niente
emozioni
senza questo corpo che attraversa
le stagioni
della vita che ancora
non ho capito bene
cosa sia
Certo ci son più cose
in questo corpo
che in tutta
la mia filosofia

Da mia madre incontro

Da mia madre incontro il vicino
sempre allegro
Sarà l’effetto della marijuana
Mi piacerebbe prendere
quello che ha preso lui
ma ci ho già provato
nemmeno il THC
ha mai
funzionato
Tutto bene Mi chiede
Certo gli dico
sorridendo
Pensando
A parte il male bene
A parte il vento
che mi sta uccidendo
Non bastava la scossa quotidiana
degli ormoni andati a pallino
Non bastava il fuoco
che mi divora fin dal mattino
Anche queste scintille
su ogni cosa che provo
a toccare
un’X-Woman con il potere
di bruciare
la mia carne viva

Però ancora viva (scrive Vale)

Viva. Sì. Sopravvissuta non è uguale

Quando sarà finita

Quando sarà finita
non voglio riposare
nel cemento
in un mini-appartamento
un loculo condominiale
la terza fila in alto a destra
oppure in basso
tanto è uguale
Amo talmente questa vita
che mi voglio
mescolare
all’erba ai sassi alla corrente
concimare i fiori
finché non resta
niente
Disperdermi
nel vento
Diluirmi
dentro al mare
Ritornare il nulla
che eravamo
prima di arrivare
o diventare qualcos’altro
in qualche modo

ricominciare