Fiore di cactus

Per liberarti del mio regalo
hai dovuto prenderlo in mano
hai dovuto guardarla
in faccia la bellezza sfacciata
di cui volevo
farti dono
e che tu rifiuti
come tutto quello che viene
da me
Ma la bellezza salverà
ogni cosa
anche te
infatti il cactus ha aspettato
questa notte
per fiorire
perché tu potessi vederlo
in tutto il suo
splendore

Foto di un cactus fiorito

Da qualche parte qualcuno

Da qualche parte qualcuno
ha aperto una porta
Le raffiche di vento
sbattono le persiane
Le spighe si piegano docili
sotto gli scrosci di pioggia
Il mio cuore resta
tutto allagato

Adesso vorrei io

Adesso vorrei io
poter ricambiare
quell’enorme dono
che mi hai fatto
ma come arrivo a te
mia dolce amica
se tu chiudi
ogni contatto
Anche questo devo
imparare ancora
restare vicina
ma distante
rispettare
il tuo soffrire
concederti il tempo
per voler guarire

Un gesto irreparabile

Ho eseguito un gesto irreparabile, ho stabilito un legame. In questo mondo quotidiano, che somiglia tanto al libro delle Mille e una notte, non c’è un solo gesto che non corra il rischio di essere un’operazione di magia, non c’è un solo fatto che non possa essere il primo di una serie infinita.
Jorge Luis Borges, da Tutte le opere II, Mondadori, 1985

So che questa frase
l’ho già usata
per qualche mia poesia
ma descrive molto bene
la magia per cui mi sento
legata a te anche se tu
la neghi
lei c’è

Passarci in mezzo

A caccia dell’orso andiamo.
Di un orso grande e grosso.
Ma che bella giornata! Paura non abbiamo.
Oh oh! Un campo! Un campo di erba frusciante! (…)
Non si può passare sopra. Non si può passare sotto.
Oh no! Ci dobbiamo passare in mezzo!
Michael Rosen, da A caccia dell’orso,
illustrato da Helen Oxenbury,
Mondadori, 2001

Se devo passarci
in mezzo
voglio farlo
diversamente
Voglio parole
in rima e un amore
potente che annienti
la fatica di finire
ogni giorno
di ricominciare
ogni mattina
anche quando
il mio corpo
è solo dolore
e pena

Il saṅgha

E se le ali fossero gli scoppi di risate
le trame che sappiamo ancora tessere
la tregua che chiede il nostro corpo
la forza che lascia e non trattiene
lo scorrere cambiare trasformare?
Silvia Vecchini, da Se tutte insieme, Bompiani, 2026

 

La sentite
quella forza
che pervade il corpo
quando entrate
in una chiesa?
Lo sentite
quello spirito
di pace?
E l’energia
che c’era
alla mia festa?
È il saṅgha.
Siamo noi
tutti
insieme.

 

Saṅgha è il termine sanscrito che indica la comunità delle quattro assemblee dei monaci e delle monache, dei laici e delle laiche buddisti.
La parola significa “assemblea”, “compagnia”, “comunità”.
Nel buddismo contemporaneo e occidentale si riferisce spesso al gruppo di praticanti laici che meditano e condividono la pratica.
Il saṅgha offre supporto per la pratica, guida nella consapevolezza e crea un ambiente protetto per lo sviluppo spirituale.
Il saṅgha è essenziale per non perdere la via della pratica e per coltivare la consapevolezza insieme ad altri “nobili amici”.