Onda dopo onda

Foto di canoa affondata, da Unsplash

(Foto di Subhabrata Chowdhury su Unsplash)

E se fosse proprio il diluvio quel che,
onda dopo onda, giorno dopo giorno,
spinge fino in fondo le vecchie carte
i vecchi amori, i volti, le luci
le case sui loro tetti, balene insabbiate;
se fosse proprio lui, questo lungo brivido
come un corridoio che ci attraversa
quando lo squillo del pescivendolo
risuona nell’aria umida,
resteremmo noi come una barca vuota
nell’ombra e senza muoverci
in attesa che il battelliere assopito
rinsaldi le due rive?

Guy Goffette, I
Traduzione di Gio Batta Bucciol

Questa notte

Foto di casa nella tempesta, da Unsplash

(Foto di Vidar Nordli-Mathisen su Unsplash)

La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.

Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.

La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.

La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!

Sul mondo passa una più grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.

Tomas Tranströmer, Una notte d’inverno
Traduzione di Maria Cristina Lombardi