Casa sul mare

Diario fotografico di un fine settimana in Liguria, che mi mancava da molto, molto tempo.


Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

(Eugenio Montale, da Casa sul mare)

Sono anch’io d’una fase e di tutte le fasi

Panoramica di Galboka

Mare! Anche a te l’abbandono.
Indovino ciò che vuol dire,
Osservo dalla spiaggia le tue dita ricurve che invitano
E so che non vuoi allontanarsi senza avermi toccato,

Dobbiamo fare un giro, noi due insieme, mi spoglio,
portami in fretta lontano dalla vista della terra,
Fammi da molle cuscino, cullami in un’ondosa
sonnolenza,
Spruzzami di pioggia amorosa, saprò ripagarti.

Mare dalle lunghe risacche,
Mare alitante ampi compulsi respiri,
Salmastro mare di vita, di non scavate tombe sempre
Pronte
Agitatore e ululatore di tempeste, capriccioso e delicato
mare
Sono parte integrale di te, sono anch’io d’una fase e di tutte le
fasi.

Walt Whitman, da Foglie d’erba

À la recherche du temps perdu

L’odore dei pini
nelle ventate del finestrino.

Tutto è proprio
come allora:
il mare,
il traghetto,
mio padre che fuma
sul molo
e quella luce profonda
che scava i contorni,
quel vento di spezie
ch’è solo dell’isola.

Mi si sfila la strada
da sotto le ruote
mentre trema l’asfalto,
lontano.
Il tempo
gira veloce
quanto i ricordi
finché durano i pini.

18 giugno 1996

Da Il più bello dei mari, Lulu, 2015

24 maggio

Oggi sarebbe troppo facile ricordare semplicemente che è l’anniversario della morte di papà.
Ma sono passati molti, molti anni e, benché il suo ricordo continui a parlare dentro di me, ora sono una persona assai diversa dalla ventottenne che scriveva questi versi.

Perché se è vero che il passato rende / gravido il presente / ma non lo riempie / mai, è altrettanto vero che il presente è pieno proprio in virtù del non essere solo un prolungamento del passato.

E poi c’è qualcos’altro che ritorna con prepotenza dal passato, oggi, un po’ come un incubo che si ripete. Il dolore. Il dolore fisico che mi divora da giorni e giorni, da notti e notti.
Ho ceduto e ho dovuto prendere di nuovo quelle pastiglie che avevo smesso d’ingurgitare qualche tempo fa; quelle pillole che attutiscono poco il dolore, ma in compenso ottundono molto i pensieri.

Eppure anche il dolore, anche i farmaci, non sono soltanto un ritorno. Affronto e rifletto con un altro spirito. Io sono un’altra.

È vita quella descritta da Giovanni Papini? È ancora vita? Lo è, ancora, finché sentiamo che lo è.

Quindi io oggi festeggio soprattutto due compleanni non miei e due ragazze che per la prima volta affrontano un concorso pubblico.
Quattro donne diverse, determinate, speciali.

Così il 24 maggio non è più (non solo) l’anniversario della morte di papà. Ma l’anniversario di un presente da celebrare, di un futuro da conquistare.

Buona vita, piena, finché abbiamo fame di viverla.

Poesia 24 maggio 1998

Da Il più bello dei mari, Lulu, 2015

Ancora un compleanno

Il 29 aprile 1937 era nato il mio babbo.

Il 29 aprile 1995 fu l’ultima volta che festeggiammo il suo compleanno, anche se non sapevamo ancora che sarebbe stata l’ultima volta.

Il 29 aprile 1996 scrissi questa poesia.

Oggi la ripubblico qui, con l’illustrazione di Ilaria Mozzi che la accompagna nel libro Il più bello dei mari.

Da Il più bello dei mari, Lulu, 2015.