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Now And Then
30 maggio 2007
Il cielo è di nuovo sgombro e le montagne si stagliano, nitide, a chiostro della mia terra.
Quando i giorni sono così, chiari, scavati dalla luce, mi sembra di poter tenere insieme tutti i frammenti.
Che la felicità di averti conosciuto, di incontrarti, di pensare a te, sia più eterna del tempo, più vasta dello spazio che ci separano.

Soundtrack: Archive, Now And Then
Una giornata che ti assomiglia
maggio 2008
sono sul fiume. fumo mezzo toscano.
l’acqua ha allagato il traversino di fronte al castello, dove ci sediamo la sera quando vieni a trovarmi.
ha divelto gli alberi. le radici stanno nude contro il cielo.
esce una lama di sole. è tutto grigio e verde.
si sentono solo i canti degli uccelli e il rombo feroce della corrente.
ti vorrei qui, ora.
è una giornata che ti assomiglia.
ma spero così, in qualche modo, di essere riuscita a portartene un po’.

Se solo fossi venuto
maggio 2008
Se solo ieri fossi venuto con me, a camminare sui miei sassi, a guardare le mie onde, ad ascoltare i miei pini, a nominare le costellazioni dietro il convento dei frati.

Ma non ci sei venuto dieci anni fa. Non ci sei venuto ieri. E non credo che ci verrai mai.
L’universo del reale e quello del possibile corrono paralleli, solo raramente s’intersecano. Quasi mai per volontà nostra.
Così resterai ciò che sei per me, ciò che sei sempre stato e sempre sarai.
La strada che non ho preso, la vita che non ho vissuto.
Perché non basta sceglierla, la realtà, deve soprattutto accadere.
Ma il vero te, che ogni tanto nel desiderio si smarrisce per quell’altro, il vero te rimane. E mi è vicino.
Domani calpesteremo altri sassi, guarderemo i vortici nella corrente del fiume, ascolteremo i pioppi sulla riva, nomineremo le stelle dal balcone della mia casa silenziosa.
Non confondo più il reale col possibile.
Ho il tuo bene. Così come sei, per quello che sei.
Mi piego alla forza che ci lega nonostante ciò che non è stato, grazie a ciò che è stato, a ciò che deve ancora venire, per quanto il futuro ci darà
24 maggio 1996
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You Can Close Your Eyes
22 maggio 2007
Porto ancora le ferite, nel dorso della mano, nel polso.
Guardo le cicatrici cambiare colore, mentre la pelle s’arrossa e comincia a scottare.
Posso ancora decidere di partire.
Guidare un paio d’ore finché il paesaggio non corruga e chiese spuntano in cima alle rocce e pascoli s’allargano verdissimi, la terra smossa, pettinata dai trattori.

Posso ancora bere. Cenare.
Uscire nella notte a caccia di stelle, sulle strade buie e silenziose dei monti.
Posso addormentarmi nel caldo del pomeriggio, stordita dal vento e dalla luce.
Bere alla fontana, con l’acqua che scivola nel collo.
Posso tornare al mio balcone.
Scrutare il futuro, all’orizzonte. Pensare che forse voglio un figlio.
Soundtrack: James Taylor, You Can Close Your Eyes
Lucciole
maggio 2006
ieri sono andata a zonzo per i campi dietro casa
la strada nuova è quasi finita
larghissima, piena di rotonde, immagino già i camion
nella quiete della campagna è quasi spettrale
ma presto sarà reale, ben viva, spaccando in due i coltivi
portando puzza, rumore, polvere, caldo, gas
la natura è destinata a soccombere
ma resiste
sopra una roggia dove scorre ancora un filo d’acqua stento
decine e decine di lucciole
saranno stati venticinque anni che non ne vedevo più
fiochi lumini nel blu della notte
mi circondano, mi tagliano la strada
ormai la luce declina, il sentiero è quasi invisibile
indovino le pozzanghere dal chiaro delle nuvole specchiate dentro
e, vicino a casa, una sorpresa nuova
un po’ storditi dai lampioni, due porcospini
fanno la palla al mio passaggio credendosi invisibili

sì
resistere
esistere
sì
il sole, il lago
ho bisogno d’orizzonti che s’allarghino
di profumi che s’affratellino al sambuco
aspetto sabato come una benedizione per lo spirito
non vedo l’ora di abbracciarti
Benvenuti a Cascine
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Casentino
20, ormai 21 aprile 2006
adesso me ne vado per le stelle. un uccello notturno fa la sua musica: non è un grido, è un canto. una sinfonia.
22 aprile 2006
quaggiù il cielo è più vicino. saranno i rami che lo toccano, le nuvole che corrono, la groppa delle montagne così sinuosa e verde. sarà la neve che si scioglie e intride d’acqua la terra, i cuculi che chiamano da una sponda all’altra della valle, i campanili come bandiere a segnare i borghi che scintillano. saranno le ali che ronzano, i comignoli che fumano, le porte di chiese socchiuse tra il buio e la luce. code di bisce striscianti e odore violento d’albicocca matura, che mi lascia senza fiato: quasi io non dovessi tornare.
23 aprile 2006
ieri sera ho cercato il buio. acceso il sigaro. scendeva un vento dalla montagna. un motore gemeva. il ruscello scorreva sulle pietre del greto. l’albero s’è scrollato di foglie. una stella è caduta. un cane è venuto a leccarmi la mano.
oggi, sulla cima del monte Penna, ero sola.
sola e nuda sulla dura roccia.
sola con gli insetti, coi fiori, con i rami in boccio, con le ultime lingue di neve.
e, tutt’intorno, cimedirupilaghitettipratiforestenuvolecielouccelliraffiche…
oggi ero sola sulla cresta del mondo e, tutt’intorno, la terra girava.

24 aprile 2006
siamo venute su da una pietraia in mezzo ai pini odorosi di resina. dall’alto si vedeva la valle, aperta, con i paesi sparsi, coperti o scoperti dalle nuvole, a seconda del vento.
poi siamo scese dentro gli alberi, dentro la palude, oltre il maneggio, giù per foglie e pigne e terra smossa dai cinghiali.
il legno tagliato mi ha riportato in una stanza, nel rumore del suo pavimento, nel profumo delle sue assi spinose.
è questa l’ora che sedevo sul letto, la finestra spalancata sull’afa del pomeriggio, le cicale impazzite. l’ora che il contadino cede al sonno, finché il sole non si fa gentile.
ora siedo su una terrazza del casentino, bevo vino e ricordo.
alla memoria pago il mio tributo di fumo, più pigro della brace che raffredda, più lento del volo delle rondini, più lontano del sogno e della quiete.
Si celebra il silenzio
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