Nel preciso istante

agosto 2010

Ti vorrei qui, adesso, nel preciso istante in cui si rivela questo cielo del Tiepolo.

Restare insieme a contemplare le nuvole. Accendere un sigaro. Scommettere sulla pioggia annunciata dal vento e dai lampi ancora distanti.

Se ti chiamassi e ti dicessi Raggiungimi, non faremmo in tempo.
Sarebbe già buio oppure il temporale sarebbe arrivato.

Se ti dicessi Vengo a trovarti sarebbe tutto sbagliato.
Resteremmo al chiuso, a perderci il cielo, la sera che riesce a riconciliarmi con la vita.

Ti vorrei qui, adesso, con me.
Nel preciso istante della magia.

Immagine del cielo nuvoloso

“–“ by felix.castor is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Nerezine

12 luglio 2011

Resto a lungo ad osservare quella che fu la casa di ogni mia estate fino ai diciott’anni. Poche cose sono cambiate.

Il susino selvatico è sempre al suo posto e anche il forno in cui mia nonna cuoceva il pane.

Giro sul retro e dalla veranda dei vicini, dove stava il mio compagno di giochi, forse moroso, di allora, mi arrivano voci di una famiglia. Parlano inglese. Nel parcheggio un’auto targata Milano.

Non voglio chiedere. Preferisco non sapere se l’uomo brizzolato che intravedo sia lui o no.

Perché, sebbene quel che vede sia straordinariamente simile ai suoi ricordi di bambina, la donna che lo sta guardando ha quarant’anni.

La casa sulla spiaggia

Nerezine, Galboka, 13 luglio 2009

Mi proteggerà riempirmi gli occhi di tanta bellezza?

E, anche, quanto riuscirà a durare?

Intorno il paesaggio si modifica. Si moltiplicano le brutte costruzioni per la villeggiatura.

Rimane solo la mia oasi di pace che godo nella solitudine dell’alba o nella notte punteggiata da miliardi di stelle.

Questa volta, forse l’ultima, questa volta ancora.

Nerezine, Ridimutak, 16 luglio 2009

Sono ritornati i fantasmi del passato sotto forma di un messaggio e di due telefonate dall’Italia, che mi hanno regalato una notte quasi insonne.

Ma stamattina, con la prima luce, l’acqua era uno smeraldo tiepido e nuotarci come scivolare nel velluto.

Poi il cielo ha guadagnato spazio e s’è infilato dritto nel maestrale che mi gonfia la camicia, che fa cantare i pennoni nel porto di Marina e sfilaccia le bandiere.

Sorrido del vento che rende agevole il cammino nonostante un sole che violenta, del merlo che è venuto a beccare le briciole della colazione, dei gabbiani appollaiati sulla croce del convento, della pineta scura sopra il mare scintillante.

Fino a quando mi proteggerà riempirmi gli occhi di tutta questa bellezza?

Veduta dal Monte Ossero, Nerezine