26 ottobre

Oggi è il mio compleanno. È tanto che non scrivo qui. Non ho avuto voglia nemmeno di riproporre le mie poesie.
Continuo a non stare bene. Oggi non sto bene. Ieri nemmeno. E non ho quel carattere solare che invidio alle persone sempre sorridenti.
Io mi deprimo. Mi incazzo. Ma cerco di pensare positivo. So che quello che sono lo devo anche alla mia malattia, che mi ha insegnato a guardarmi e a trattarmi con più indulgenza. A mostrare la mia vulnerabilità.
Per cui oggi dico grazie. Di quello che sono, di quello che ho. Amori forti, amici veri, colleghi che stimo e che mi sono affezionati, lavoro che mi piace, ragazzi giovani e dotati con cui collaborare, che m’insegnano sempre tante cose.
E oggi, nonostante la pioggia padana, io guardo questo: il mio paesaggio del cuore.
Galboka giugno 2018

Casa sul mare

Diario fotografico di un fine settimana in Liguria, che mi mancava da molto, molto tempo.


Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
i soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.

(Eugenio Montale, da Casa sul mare)

Sono anch’io d’una fase e di tutte le fasi

Panoramica di Galboka

Mare! Anche a te l’abbandono.
Indovino ciò che vuol dire,
Osservo dalla spiaggia le tue dita ricurve che invitano
E so che non vuoi allontanarsi senza avermi toccato,

Dobbiamo fare un giro, noi due insieme, mi spoglio,
portami in fretta lontano dalla vista della terra,
Fammi da molle cuscino, cullami in un’ondosa
sonnolenza,
Spruzzami di pioggia amorosa, saprò ripagarti.

Mare dalle lunghe risacche,
Mare alitante ampi compulsi respiri,
Salmastro mare di vita, di non scavate tombe sempre
Pronte
Agitatore e ululatore di tempeste, capriccioso e delicato
mare
Sono parte integrale di te, sono anch’io d’una fase e di tutte le
fasi.

Walt Whitman, da Foglie d’erba

Conto di tornare

Alba a Galboka
Galboka alle sei e mezzo del mattino. Tutta per me.
Ho fatto il bagno con le rondini che sfioravano l’acqua accanto alla mia testa, con i pesci che mi facevano solletico ai piedi.
Poi sono rimasta a lungo sulla spiaggia a guardare i granchi far colazione, ad ascoltare il vento nei pini e i gabbiani e le cicale e i corvi.
Anche per quest’anno arrivederci, isola.
Conto di tornare.