Un regalo di Natale per chi sta peggio di me 

Nel 2015, 2016 e 2017, tra novembre e dicembre, ho sempre pubblicato una raccolta di poesie e devoluto il ricavato all’Associazione Italiana Neuropatie Periferiche, con l’intento di incentivare la ricerca su malattie poco conosciute, incurabili e molto invalidanti.

Quest’anno non ho dato nulla alle stampe, ma il bonifico (nonostante con Poesie illegittime abbia raccolto solo 60 euro) non mancherà. 

Siete ancora in tempo per aiutarmi ad aiutare chi sta peggio di me: acquistate uno di questi tre libri per Natale.

Questo dolore senza senso

La poesia Ad S 2

Da Piccolo trattato di magia, Lulu, 2016

Due anni dopo sono ancora qui: a confronto con il nemico.

Il dolore neuropatico è impossibile da descrivere: è totalizzante e non ti lascia mai. Si prende tutta la tua vita.

Acquistando Piccolo trattato di magia e gli altri miei libri finanziate l’Associazione Italiana Neuropatie Periferiche. Così aiutate tante persone che stanno peggio di me.

26 ottobre

Oggi è il mio compleanno. È tanto che non scrivo qui. Non ho avuto voglia nemmeno di riproporre le mie poesie.
Continuo a non stare bene. Oggi non sto bene. Ieri nemmeno. E non ho quel carattere solare che invidio alle persone sempre sorridenti.
Io mi deprimo. Mi incazzo. Ma cerco di pensare positivo. So che quello che sono lo devo anche alla mia malattia, che mi ha insegnato a guardarmi e a trattarmi con più indulgenza. A mostrare la mia vulnerabilità.
Per cui oggi dico grazie. Di quello che sono, di quello che ho. Amori forti, amici veri, colleghi che stimo e che mi sono affezionati, lavoro che mi piace, ragazzi giovani e dotati con cui collaborare, che m’insegnano sempre tante cose.
E oggi, nonostante la pioggia padana, io guardo questo: il mio paesaggio del cuore.
Galboka giugno 2018

24 maggio

Oggi sarebbe troppo facile ricordare semplicemente che è l’anniversario della morte di papà.
Ma sono passati molti, molti anni e, benché il suo ricordo continui a parlare dentro di me, ora sono una persona assai diversa dalla ventottenne che scriveva questi versi.

Perché se è vero che il passato rende / gravido il presente / ma non lo riempie / mai, è altrettanto vero che il presente è pieno proprio in virtù del non essere solo un prolungamento del passato.

E poi c’è qualcos’altro che ritorna con prepotenza dal passato, oggi, un po’ come un incubo che si ripete. Il dolore. Il dolore fisico che mi divora da giorni e giorni, da notti e notti.
Ho ceduto e ho dovuto prendere di nuovo quelle pastiglie che avevo smesso d’ingurgitare qualche tempo fa; quelle pillole che attutiscono poco il dolore, ma in compenso ottundono molto i pensieri.

Eppure anche il dolore, anche i farmaci, non sono soltanto un ritorno. Affronto e rifletto con un altro spirito. Io sono un’altra.

È vita quella descritta da Giovanni Papini? È ancora vita? Lo è, ancora, finché sentiamo che lo è.

Quindi io oggi festeggio soprattutto due compleanni non miei e due ragazze che per la prima volta affrontano un concorso pubblico.
Quattro donne diverse, determinate, speciali.

Così il 24 maggio non è più (non solo) l’anniversario della morte di papà. Ma l’anniversario di un presente da celebrare, di un futuro da conquistare.

Buona vita, piena, finché abbiamo fame di viverla.

Poesia 24 maggio 1998

Da Il più bello dei mari, Lulu, 2015

Voglio amarti come amo le piccole abitudini

Non voglio amarti come una rosa o una pietra
preziosa, come i luoghi dell’infanzia,
le speranze i rimpianti i rimorsi le pene,
le cose perdute, gli ideali della prima giovinezza.

Voglio amarti come amo le piccole abitudini
e gli oggetti d’ogni giorno: la tazzina sbeccata,
il cucchiaino spaiato, la prima sigaretta,
l’accendino che giro distratto fra le dita,

il posacenere pieno, il lavandino sporco,
le chiavi di casa; voglio amarti come si ama
il calore del sole dentro il freddo o un viale
alberato d’estate, come l’acqua, il pane, il sale.

– Juan Ruiz, Non voglio amarti

Immagine per il post su Juan Ruiz

Ho conosciuto questo poeta il 5 aprile dello scorso anno, grazie al blog Poesie senza pari e purtroppo alcuni mesi fa si è tolto la vita. Leggete i versi che ci ha lasciato: ne vale la pena.

La fenice, D.H. Lawrence

La fenice brucia in fiamme, da un bestiario medievale (Pubblico dominio, via Wikimedia Commons)

La fenice

Sei disposto a venir lavato via, cancellato, annullato,
ridotto a niente?
Sei disposto a diventare niente?
sprofondare nell’oblio?

Se no, non cambierai mai davvero.

La fenice si rinnova
solo quando viene bruciata, bruciata viva, ridotta
a cenere calda e fioccosa.
Poi il piccolo agitarsi di un nuovo piccolo bulbo nel nido
con piume soffici come cenere fluttuante
ci mostra che sta tornando giovane come l’aquila,
uccello immortale.

Phoenix

Are you willing to be sponged out, erased, cancelled,
made nothing?
Are you willing to be made nothing?
dipped into oblivion?

If not, you will never really change.

The phoenix renews her youth
only when she is burnt, burnt alive, burnt down
to hot and flocculent ash.
Then the small stirring of a new small bub in the nest
with strands of down like floating ash
shows that she is renewing her youth like the eagle,
immortal bird.

D.H. Lawrence

Lawrence è scomparso il 2 marzo 1930. È uno scrittore, un poeta, che amo molto e che merita di essere rispolverato. Consiglio di partire da L’uomo che era morto (The Escaped Cock o The Man Who Died) e The Complete Poems of D. H. Lawrence.